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DA  GIUGNO

2019

A SETTEMBRE

DA GIUGNO A SETTEMBRE

2019

Caccia alla scultura: Jesolo si dà all’arte del Novecento con l’itinerario MMP Manzù Messina Perez

JESOLO, A DUE PASSI DA VENEZIA, OFFRE AI TURISTI UN PERCORSO D’ARTE CONTEMPORANEA: E LO FA SCEGLIENDO LA SCULTURA MONUMENTALE CHE, PER TUTTO IL PERIODO ESTIVO, POPOLA LE PRINCIPALI PIAZZE DELLA CITTADINA BALNEARE.

Tre piazze per tre scultori: grazie all’Associazione Associazione FAIarte A.P.S. e con il sostegno dell’amministrazione comunale che già l’anno scorso avevano presentato un’esposizione di Cracking art, la classica passeggiata sulla via principale di Jesolo Lido diventa un itinerario per scoprire otto grandi sculture del Novecento italiano. Giacomo Manzù, Francesco Messina e Augusto Perez – dal 14 luglio si presenteranno inoltre delle opere di Bruno Lucchi Giacinto Bosco – sono stati selezionati dal curatore Alberto Fiz quali esponenti ideali di una “classicità contemporanea” in grado di instaurare con i cittadini della località balneare e con i tanti turisti (si stima quasi un milione di presenze per i mesi estivi) un dialogo capace di attrarre lo sguardo e l’anima grazie alla loro forza emotiva. La scelta si è basata quindi su un carattere comune, seppur declinato con linguaggi autonomi: quello della classicità legata alla figura e che – dopo la stagione delle avanguardie, quando il tema della rappresentazione naturalistica sembrava ormai tramontato – ha rinnovato l’immagine dell’uomo. Un’esigenza, questa del tornare all’elemento umano, sempre più sentita anche oggi, come dimostrano, secondo Fiz, le ricerche di Antony Gormley e Roberto Cuoghi.

 

L’INCONTRO CON LE SCULTURE

Manzù, Messina e Perez si trovarono insieme alla Biennale di Venezia del 1956 e possono essere considerati quasi dei “compagni di strada”; ma se dei due più anziani ben si conoscono le opere e le vicende, da riscoprire – sempre secondo Alberto Fiz, che citiamo anche oltre – è invece Augusto Perez (Messina, 1929-Napoli, 2000) il quale a tutti gli effetti può essere ritenuto un allievo di Manzù e Marino Marini. Ancora oggi sottovalutato, l’artista “supera i due maestri e va a cercare immagini che compaiono nel nostro inconscio e che si solidificano nella materia”, manifestando così una angoscia esistenziale dirompente, testimoniata sia nella La notte (Edipo e la Sfinge) (realizzata nel 1983 grazie a Studio Copernico di Milano, che collabora all’iniziativa jesolana) una riflessione sulla morte con protagoniste le figure di Edipo e della Sfinge, sia nelle altre opere esposte in piazza Drago (Terrae Motus, 1992-1993 e Kronos del 1981). Del ben più celebre Giacomo Manzù (Bergamo, 1908-Roma, 1991), piazza Marconi ospita un Cardinale seduto (1983-2004) oltre a Le gemelle (1970-2004) e due Tebe seduta (1983-2005), una su una sedia e un’altra adagiata su una poltrona, sculture prive di retorica a cui i passanti si possono avvicinare riconoscendo degli elementi domestici che si dispongono nella realtà. Infine, al centro di piazza Carducci si impone il grande granito rosa da cui Francesco Messina (Linguaglossa, 1900-Milano, 1995) ha ricavato un gruppo conAdamo ed Eva (1970-2004): di nuovo una reinterpretazione della tradizione, ma proponendo due amanti complici e abbracciati che osservano – le orbite sembrano vuote – il cielo.

EDUCARE ALLA CULTURA

Tempi interessanti per la nostra storia”, esplicito richiamo al titolo della Biennale di Venezia in corso (May You Live In Interesting Times), è quindi un progetto che comprende questa mostra a cielo aperto in cui i termini cultura e scultura si fondono – il neologismo (s)cultura è coniato da Andrea Vizzini, presidente dell’associazione – al fine di superare lo stereotipo del provincialismo tipico del centro periferico, ponendo davanti agli occhi di tutti, nell’ambiente urbano, opere che possano far riflettere sul ruolo della scultura (“la scultura italiana merita di essere riposizionata nell’ambito del ‘900 europeo dove ha avuto un ruolo preminente”, afferma ancora Fiz in catalogo). Sta ora ai cittadini e ai turisti accorgersi dei loro illustri e immobili ospiti, nonché di percepirli con l’attenzione che meritano le sculture, facendo attenzione a non considerarli semplici elementi decorativi di arredo urbano, rischio che troppo spesso corre l’arte pubblica.

Marta Santacatterina

Giornalista

Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte – titolo conseguito all'Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia dell’arte medievale –, svolge da molti anni la professione di editor freelance per conto di varie case editrici ricoprendo anche, dal 2015 all’inizio del 2018, il ruolo di direttore editoriale del marchio Fermoeditore e della rivista collegata “fermomag”, sulla quale si è dedicata alle rubriche di arte, fotografia e mostre. Scrive per “Artribune” fin dalla nascita della rivista nel 2011, mentre più recenti sono le collaborazioni con il sito “Art&Dossier” – sul quale recensisce progetti allestiti in gallerie private –, con “La casa in ordine”, dove si occupa di designer emergenti e autoprodotti, e con la rivista “Dolcesalato”, su cui propone ai pasticceri suggestioni tratte dall'arte contemporanea. Scrive inoltre testi storico-artistici e sul fumetto per case editrici italiane (Giunti editore, Grafiche Step editrice ecc.) e statunitensi (Fantagraphics Books). Ha partecipato come giurata a concorsi di arte o fotografia e raramente cura delle mostre per artisti che riescono a convincerla grazie alla qualità dei lavori e alla solidità della loro poetica. Per la sede di Parma del Boston College, si occupa inoltre di attività di tutoring sull'arte contemporanea per studenti americani.